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domenica 11 gennaio 2009

Alitalia: cornuti e mazziati

La vicenda Alitalia si avvicina a conclusione. La conclusione è una e una sola: cornuti e mazziati, gli italiani, i lavoratori di Alitalia, i lavoratori degli aeroporti di Milano e di Roma, e tutte le persone che ci rimettono un sacco di soldi e di servizi. Ma non ci rimettono tutti: quindici persone, amiche del nostro presidente del Consiglio, ci guadagnano tantissimo.
Si ripropone il problema di sempre. Alitalia è fallita, eppure su tutte le televisioni vi dicono che è stata salvata. No, è fallita: i debiti di Alitalia, tre-quattro miliardi di euro, sono stati messi a carico del contribuente italiano; i beni e i crediti di Alitalia sono stati ceduti a quattro soldi ai soliti furbetti del quartierino, ben conosciuti all'ufficio anche per problemi giudiziari, persone che in un Paese normale non dovrebbero neanche più fare attività imprenditoriale, e invece vengono nominati Cavalieri nel merito.
Ora che il dramma si è concluso, abbiamo oltre 10 mila persone, che lavoravano in Alitalia, che stanno a terra, e non è colpa loro se Alitalia è fallita. E' fallita perché c'erano degli amministratori che hanno sbagliato la politica di governo di Alitalia, e c'erano i politici che hanno sbagliato a farsi la politica degli affari loro. Ve lo ricordate? Alcuni ministri in carica, che si son fatti fare una linea apposta per loro, magari Roma-Albenga, soltanto perché abitavano da quelle parti. E' chiaro che poi si va in debito. Vi ricordate? Alcuni amministratori vengono buttati fuori, perché incapaci e incompetenti, con ben otto milioni di euro di buona uscita.
Ora che la frittata è fatta, che cosa si può fare? Bisogna innanzitutto modificare la legge che è stata fatta apposta per prevedere l'irresponsabilità di chi ne sta approfittando, cioè: per tutto quello che accade in questo periodo non si è responsabili ne penalmente, ne civilmente ne amministrativamente. Quella norma bisogna toglierla, cosi almeno ognuno può rispondere davanti alla legge.In secondo luogo, piaccia o non piaccia, bisogna mettere in condizione Cai di mettere in gara l'individuazione del partner per vedere chi offre più e meglio, non per i suoi interessi, ma per gli interessi degli italiani.In terzo luogo bisogna che colui che ha una concessione la paghi davvero. Questo è un altro problema italiano: si prendono una concessione italiana a quattro soldi, come quelle delle slot e dei servizi a terra, e poi si specula molto sopra.
Credo che in questo momento dobbiamo stare vicini ai lavoratori, che devono avere garantiti i loro posto di lavoro, cosi come ce l'avevano prima, e che non debba passare sulle loro teste quelle che sono le speculazioni di un gruppo di cosiddetti “finanziatori”. Credo che dobbiamo mettere al primo posto il diritto di ogni italiano al trasporto, anche al trasporto aereo, e in questo senso dobbiamo sapere bene e da subito se Cai terrà in piedi soltanto quelle rotte e quelle linee dove ci stra-guadagna o anche gli altri servizi che comunque servono per far funzionare i servizi di trasporto. Un trasporto che deve garantire tutti i cittadini, e non soltanto una certa fascia, una certa area, e chi può permettersi di pagare certi importi.
Noi dell'Italia dei Valori siamo stati e continueremo a stare vicino ai lavoratori di Alitalia, ai lavoratori a terra sia di Fiumicino e di Malpensa, perché in questa guerra tra poveri preferiamo stare dalla parte dei poveri piuttosto che vederli in guerra tra di loro.

Riforma universitaria:

Governo di Baroni,

Sono passati solo pochi mesi dal ddl Gelmini sulla riforma scolastica e ci ritroviamo nelle stesse condizioni iniziali: uno spot elettorale. Il lupo perde il pelo ma non il vizio!
Questo Governo continua a manifestare con i fatti l’espressione più ampia della libertà dell’uomo: l’incoerenza! Questa riforma universitaria l’hanno definita un passo avanti verso la meritocrazia. Ma in che maniera può esserlo, se l’unico cambiamento in materia universitaria è quello di portare da tre a cinque i membri della commissione esaminatrice per i concorsi di prima fascia?
Se ci fosse stata davvero la volontà di dare un’innovazione autentica all’università italiana, che langue sui bassi fondi delle classifiche europee, avrebbero dovuto prevedere i concorsi su base nazionale e non locale; avrebbero dovuto riformare il criterio della valutazione dei titoli ed inficiare le pubblicazioni con 10/20 nomi che servono solo a traghettare persone estranee alla ricerca nell’Olimpo dei più famosi scrittori. Bamboccioni onniscienti che spaziano nelle più svariate discipline, risultando sempre presenti in ogni lavoro.
La riforma non prevede alcuna verifica che attesti che gli studi siano avvenuti realmente, né quale sia il contributo di ciascun autore. Non è prevista l’abolizione dei profili professionali di comodo, quelli che in gergo universitario vengono definiti “medaglioni” cuciti su misura sui candidati destinati a vincere i concorsi.
Persiste l’eccessiva frammentazione dei settori scientifico disciplinari che conferiscono autonomia e potere a comunità piccolissime di studiosi, altro che i “macro-settori” da noi auspicati! La nuova normativa ignora totalmente gli studiosi europei esperti e scienziati nel settore per la valutazione dei candidati, limita la selezione oggettiva del candidato e conferisce uno strapotere tutto italiano ai professori di prima fascia che, nel giro di tre o quattro concorsi ritornano ad essere i giudici indiscussi di tutte le competizioni che avvengono nei nostri Atenei: "questa volta ti sistemo il figlio di Tizio, la prossima volta mi fai vincere il figlio di Caio!"Queste sono solo alcune delle modifiche sostanziali necessarie a cambiare in meglio la nostra università che ci saremmo aspettati, e quella dell’Idv, non è una critica pregiudiziale al provvedimento di questo Governo che, anche nel campo dell’università e della ricerca ha inteso per la nona volta porre la fiducia.
È necessario convincersi che bisogna per prima cosa stroncare il fenomeno del nepotismo, se vogliamo davvero aprire le nostre università ai più virtuosi ed intercettare il merito. Nelle università italiane si perpetuano da anni sempre gli stessi cognomi e si effettuano le programmazioni concorsuali ad hoc, prima ancora che il rampollo di turno giunga alla laurea. Da più parti d’Italia ci segnalano che già durante la scuola di specializzazione i figli della baronia al potere vincono il concorso per ricercatore. Discenti e docenti allo stesso tempo! È qualcosa di incredibile! Sarebbe bastato inserire un solo articolo nel provvedimento, che ora si è trasformato in legge attraverso la fiducia, per vietare l’accesso al ruolo di ricercatore a chiunque non abbia effettuato un dottorato post-specializzazione. Ma purtroppo questo non è stato fatto e ancora oggi dovremo assistere al fenomeno, solo italiano, che gli specializzandi-ricercatori di chirurgia insegnino chirurgia nelle nostre facoltà di medicina pur non avendo nessuna esperienza chirurgica. Oppure, sarebbe bastato impedire, con un altro articolo, la partecipazione ai concorsi nelle università ai candidati che hanno un parente stretto che riveste un ruolo apicale in quell’ateneo . Ma nulla di fatto!
Ancora oggi, dopo l’approvazione di questo decreto legge, i trucchi per vincere i concorsi universitari sono tutti possibili: il predestinato vincitore, non appena laureato, viene inserito in tutte le pubblicazioni scientifiche, gli si fortifica il curriculum e quando le carte sono a posto gli viene bandito il concorso. Un concorrente per un solo posto!Non è questa la strada per intercettare il merito, cari signori del Pdl, e quello della riforma universitaria appare più un mero spot elettorale che una reale volontà di cambiare le cose da parte di questo Governo… di baroni!

lunedì 22 dicembre 2008

Di Pietro e il Leader della Sinistra


http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=5371&ID_sezione=&sezione=


Di Pietro e il leader della sinistra.

<<Sono d'accordissimo sull'analisi di Lucia Annunziata oggi su La Stampa del voto abruzzese, della crisi del PD e della vittoria di Di Pietro>>:

La reazione principale del PD a questo risultato pare essere, attualmente: mai più alleati con Di Pietro; ma mi pare che sia una reazione affrettata, e oltremodo errata. Vediamo perché.
Dice L.Annunziata " E se fosse proprio Di Pietro il leader che gli elettori del Pd vorrebbero?"
Già, perché qui sta il punto, da qui dovrebbe partire l'analisi del voto di chi si riconosce nell'area del centro sinistra, altro che ripudiare la possibilità di essere alleati dell'IdV in futuro.
E cos'è che fa DiPietro che potrebbe essere proprio quello che gli elettori di centrosinistra vorrebbero? Giustizia, in senso ampio, e critica alla classe dirigente, dice LA.
Giustizia, nell'accezione più ampia del termine, significa non solo quella delle aule di giustizia. Anch'essa, naturalmente. Ma significa anche più giustizia sociale. Un esempio molto semplice: quando Silvio Berlusconi dice che non bisogna assecondare la crisi, ma bisogna continuare a consumare per non generare effetti sempre più gravi sulla nostra fragilissima economia, dice una cosa sostanzialmente corretta in termini macroeconomici, ma che viene da un pulpito che non si può permettere considerazioni del genere, fatte anche verso quegli ampi strati della popolazione che non ha mezzi per sostenere nemmeno le spese minime correnti, altro che sostenere i consumi. E credete forse che questi ceti sociali in grave difficoltà si riconoscano nella durezza delle repliche rozze ma efficaci di DiPietro o nelle pacate argomentazioni un po’ soporifere di Veltroni?
Quando DiPietro risponde semplicemente, banalmente a Silvio Berlusconi: mette in evidenza in modo semplice, chiaro, diretto le contraddizioni della nostra politica, e delle affermazioni del nostro Presidente del Consiglio, ormai messo a tacere persino dal più moderato Bossi, ed è tutto dire.
Chi ha votato DiPietro intende contrapporsi alle decisioni di questo Governo e agli atteggiamenti e alle parole del Pres.dC, nettamente e senza mezzi termini. Altro che ricerca del consenso, altro che decisioni bipartisan e condivisioni di alcunché. Del resto, la virulenza dello scontro tra i due poli, rende evidentemente inadeguato e forzato qualsiasi tentativo di pacatezza. Finché Silvio Belrusconi sarà a capo del Popolo della Libertà, e a meno che il centro sinistra possa mai rinunciare ad opporsi su alcune questioni fondamentali e perduranti attribuite a Silvio Berlusconi, questa condizione di scontro non potrà che continuare.
E allora, per il centro sinistra, chi le incarna in modo più comprensibile, totale, evidente?
Credo che i politici di sinistra, pur avendo intuito uno dei fattori di successo assolutamente prevalenti in Silvio Berlusconi, abbiano una sorta di snobismo a farlo proprio: la chiarezza della semplicità, a costo della rudezza del politically incorrect. DiPietro ha proprio, invece, quel modo di comunicare, uguale e opposto a Silvio Berlusconi, tanto da riconoscersi reciprocamente, non a caso, nemici giurati.

venerdì 5 dicembre 2008

Why not, domani il Csm ascoltale toghe di Catanzaro e Salerno



La prima Commissione dispone audizioni urgenti: «Serve massima attenzione».
Alfano: «Ho già inviato gli ispettori»

ROMA - Il Csm stringe i tempi sul "Caso De Magistris". Per domani mattina, a partire dalle 10, la Prima Commissione ha disposto l’audizione urgente dei vertici degli uffici giudiziari di Salerno e Catanzaro. Saranno ascoltati dai consiglieri di Palazzo dei Marescialli i procuratori generali presso le Corti d’appello delle due città e i capi delle due Procure. Una decisione adottata dai consiglieri del Csm, riuniti stamattina in seduta straordinaria. «Su questa vicenda occorre la massima allerta e attenzione. Non ci possono essere tempi morti», sottolinea il presidente della Prima Commissione Ugo Bergamo, laico dell’Udc.Davanti alla Prima Commissione sfileranno quindi alcuni dei protagonisti dello scontro tra le due Procure che si è scatenata con le perquisizioni e i sequestri dei fascicoli delle inchieste tolte a suo tempo all’ex pm De Magistris, "Why Not" e "Poseidone". Inchieste ancora in corso. A Palazzo dei Marescialli -probabilmente per l’intera giornata, dalle 10 in poi - saranno ascoltati i procuratori generali di Catanzaro Enzo Jannelli e di Salerno Lucio Di Pietro; assieme ai presidenti delle due Corti d’appello, Matteo Casale (Salerno) e Pietro Sirenza (Catanzaro); e ai capi delle Procure delle due città, Luigi Apicella (Salerno) e Antonio Vincenzo Lombardo (Catanzaro).«L’unica soluzione è fare immediatamente delle riforme che pongano una nuova fase per la giustizia italiana, noi stiamo lavorando per questo. Intanto oggi ho inviato gli ispettori per accertamenti preliminari a Catanzaro, così come avevo fatto a Salerno». Lo ha detto, in riferimento al caso De Magistris e al conflitto tra le procure, il ministro di grazia e giustizia Angelino Alfano.

giovedì 4 dicembre 2008

Dal Presidente del Gruppo Italia dei Valori al Senato



DE MAGISTRIS: BELISARIO (IDV), CHIAREZZA UNA VOLTA PER TUTTE !

- ROMA - (ASCA)

''Finalmente! Anche se poco alla volta, sta emergendo la verita' su De Magistris, questo coraggioso magistrato contro cui si e' scagliata gran parte della politica e qualche suo collega'': lo afferma il Presidente del Gruppo Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario, commentando l'evoluzione delle indagini da parte dei pm di Salerno.''Adesso sulla vicenda De Magistris - continua Belisario - occorre fare chiarezza in tempi rapidissimi, perche' ormai e' palese che contro di lui c'e' stata una montatura. Se ne dovrebbe far carico lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura che, francamente, sulla questione poteva e puo' fare meglio''.

Sul "Caso de Magistris" una guerra tra Magistrati



La procura di Salerno fa perquisire la sede di Catanzaro

NAPOLI - Il «caso de Magistris» s'è trasformato in un aspro scontro tra due procure, quelle di Salerno e Catanzaro, che ha già coinvolto il Csm, il ministro di Giustizia, Angelino Alfano, e persino il presidente della Repubblica: Giorgio Napolitano ieri ha chiesto d'acquisire elementi dell'inchiesta sui magistrati di Catanzaro. Il ministro Alfano ha chiesto di esaminare gli atti per verificarne gli aspetti disciplinari. Il Csm, invece, ha già aperto una pratica sul caso. E sotto lo «scontro» cova la brace racchiusa nelle 1700 pagine firmate dai pm Dionigio Verasani, Gabriella Nuzzi e dal procuratore di Salerno Luigi Apicella. Se il loro teorema accusatorio fosse provato, saremmo dinanzi a un’inchiesta devastante, sia per l'immagine della magistratura, sia per i rapporti tra politica e giustizia. I pm salernitani parlano di «accordo corruttivo» tra alcuni indagati nelle inchieste «Why Not» e «Poseidone» e alcuni tra i magistrati che hanno ereditato quelle indagini dopo il trasferimento di De Magistris disposto dal Csm. Per la precisione parliamo dei vertici della procura di Catanzaro: il pg Enzo Iannelli, l'ex reggente Dolcino Favi (che avocò l’inchiesta Why not a De Magistris), i sostituti pg Domenico De Lorenzo e Alfredo Garbati, il procuratore aggiunto Salvatore Murone, l'ex procuratore capo Mariano Lombardi. Indagati, a vario titolo, per reati che spaziano dall'abuso di ufficio alla corruzione in atti giudiziari. La procura di Salerno ipotizza un «disegno illecito orientato a favorire - mediante la deviazione del regolare corso dei procedimenti penali, pilotata da intrecci di interessi, costituitisi in precisi accordi tra gli attuali indagati - le persone sottoposte a indagini». Tra gli indagati di «Why not» e «Poseidone», coinvolti in questi accordi, secondo la procura, ci sarebbero l’ex ministro di Giustizia Clemente Mastella, il responsabile calabrese della Compagnie delle Opere Antonio Saladino, il senatore del Pdl Giancarlo Pittelli. I magistrati di Catanzaro avrebbero favorito, «mediante reiterati atti contrari ai doveri di ufficio, e in cambio di utilità promesse e/o ricevute dai predetti indagati, l’esautorazione dalle inchieste» di De Magistris. E non solo: il decreto di perquisizione si parla di «parcellizzazione dei vari filoni di indagine, disintegrazione degli originari disegni investigativi coltivati, progressivo dissolvimento di tracce investigative, anticipata definizione, in senso favorevole agli indagati, di vicende delittuose necessitanti di approfondimenti investigativi ulteriori». È in questo contesto che sarebbero state archiviate la posizioni di Mastella, del segretario dell'Udc Lorenzo Cesa, del senatore del Pdl Pittelli.A Salerno ritengono che l’avocazione dell’inchiesta Why Not e la revoca dell’inchiesta Poseidone siano un passaggio dell’intero disegno criminoso, volto a delegittimare De Magistris, e a disintegrarne poi le inchieste. Il decreto di perquisizione è zeppo di verbali, dai quali compare anche il nome di Lorenzo Cesa, indagato in Poseidone. Dalla segreteria dell’Udc sarebbe partita una telefonata a casa dell'ex procuratore capo Mariano Lombardi proprio il giorno prima che revocasse l’inchiesta a De Magistris.I pm di Salerno hanno sequestrato ai colleghi di Catanzaro gli atti delle inchieste Why Not e Poseidone, un atto che vanta pochi precedenti, e che è destinato a suscitare ulteriori polemiche. Nelle 1700 pagine del decreto di perquisizione, infine, emerge che il ruolo di primo piano, nel «caso de Magistris», l’avrebbe avuto Antonio Saladino, leader calabrese della CdO, in contatto - oltre che con Mastella - con i massimi vertici della giustizia, tra i quali l’ex presidente dell’Anm, Simone Luerti (interrogato dalla procura di Salerno), che avrebbe abitato a Lamezia Terme in una casa riconducibile proprio a Saladino. Inoltre, sarebbero emersi contatti tra Saladino e il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, che però ha smentito drasticamente: «Mai avuto contatti con lui».

mercoledì 3 dicembre 2008

s'indaga sul presunto piano per delegittimare l'ex pm del capoluogo calabrese



Caso De Magistris, avvisi di garanzia per molti magistrati di Catanzaro

Perquisizioni, sequestri e notifiche da parte dei pm della procura di Salerno

CATANZARO - Gli atti dell'avocazione dell'inchiesta Why not e della revoca di Poseidone sono stati sequestrati dai carabinieri nella perquisizione disposta dalla procura di Salerno negli uffici della procura generale e della procura della Repubblica di Catanzaro. Le inchieste erano condotte dall'ex pm di Catanzaro, Luigi De Magistris.
Luigi De Magistris (LaPresse)I carabinieri hanno perquisito gli uffici del procuratore generale Enzo Jannelli; dell'avvocato generale dello Stato Dolcino Favi; dei sostituti procuratori generali Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo e del pm Salvatore Curcio; dell'ex procuratore di Catanzaro Mariano Lombardi; del procuratore aggiunto vicario di Catanzaro Salvatore Murone. Le perquisizioni hanno riguardato anche le abitazioni di alcuni indagati dalle quali sono stati prelevati anche computer.
L'inchiesta parte dalla denuncia dell'attuale giudice del riesame di Napoli, trasferito d'ufficio dal Csm da suo posto di pm a Catanzaro, dopo che le sue inchieste che avevano scosso il mondo politico e giudiziario erano state avocate dagli stessi capi della procura di Catanzaro. Alla procura di Salerno sono aperti più fascicoli, tra cui alcuni che riguardano una serie di denunce presentate contro De Magistris e altre, invece, su un presunto piano per delegittimare lo stesso De Magistris, poi trasferito dal Csm a Napoli al termine di un procedimento disciplinare.

CSM - La prima commissione del Csm si appresta a vagliare «la situazione complessiva» del caso Catanzaro dopo aver ricevuto la comunicazione ufficiale dei provvedimenti presi dalla procura di Salerno. Presso la prima commissione sono già stati aperti dei fascicoli sulla situazione degli uffici giudiziari calabresi.

venerdì 28 novembre 2008

IL COMUNE DI GRUGLIASCO DA IL BENVENUTO A PINO MASCIARI




Spazio giovani

LUNEDI’ 1 DICEMBRE :

L’INCONTRO CON IL TESTIMONE DI GIUSTIZIA PINO MASCIARI

In occasione della Giornata internazionale dei diritti della legalità, il Comune di Grugliasco darà il benvenuto a Pino Masciari, e pertanto ha organizzato due incontri con il testimone di giustizia, il 1° dicembre alle 10, all’Istituto superiore ITIS Majorana con gli studenti, e alle 20, presso il centro civico Nello Farina, di via san Rocco 20. Quest’ultimo racchiude la cena della legalità in cui sarà attivata una raccolta fondi destinati ad una cooperativa di Libera Terra che opera sui terreni confiscati alla mafia. La cena è aperta a tutti i cittadini e in particolare ai giovani della città di Grugliasco, alle parrocchie, agli studenti, alle insegnanti e alle associazioni.
Programma:
ore 10
Auditorium dell’Itis Majorana - Via Generale Cantore 119Incontro con gli studenti degli Istituti di Istruzione Superiore Vittorini/Castellamonte, Curie e Majorana
ore 18
Centro Civico Nello Farina – via San Rocco 20 Intervento di Pino Masciari rivolto ai giovani della città di Grugliasco, alle Parrocchie, agli studenti dell'Università, alle Associazioni e a tutta la cittadinanza.
ore 20,30
Cena della Legalità, costo € 15.
Il ricavato sarà destinato all’Associazione “gli amici di Pino Masciari” che si occupa della sicurezza di Masciari e alla Cooperativa “Pio La Torre” di S. Giuseppe Jato (Pa) che si occupa della coltivazione di alcune terre confiscate alla mafia.
Si prega di prenotare telefonando allo Sportello alla Città al numero 011 4013000.
ore 21,30
concerto spettacolo del gruppo Harry Loman.
Per informazioni:
Assessorato alle Politiche Giovanili - tel. 011 4013327
Assessore alla Cultura R.Montà - tel. 011 4013330
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Due righe su chi è PINO MASCIARI PER CHI NON LO SAPESSE:
Giuseppe Masciari (Catanzaro, 1959) è un imprenditore calabrese che, a seguito delle minacce ricevute per aver denunciato la criminalità organizzata ‘ndrangheta, le sue collusioni politiche e le sue infiltrazioni nelle Istituzioni, è stato sottoposto dal 18 ottobre 1997, unitamente alla moglie ed ai loro due figli, ad un programma speciale di protezione. La città di Torino ha concesso la Cittadinanza Onoraria a Pino Masciari in data 16 aprile 2008 perché la sua testimonianza è significativa per sensibilizzare la coscienza dei giovani di oggi, affinché si possa assicurare non solo alla Calabria, ma a tutto il Paese un futuro libero dalla mafia. In seguito al conferimento della Cittadinanza Onoraria dal Comune di Torino, l’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Grugliasco, il Gruppo di Educazione alla Cittadinanza di Acmos TRAVELGEC ed il progetto Scu.Ter stanno organizzando due momenti rivolti alla cittadinanza per far conoscere la storia di Masciari.Per tale data l’imprenditore Giuseppe Masciari è disponibile a partecipare ad un’assemblea rivolta alle scuole superiori del territorio di Grugliasco, per parlare con gli studenti della sua situazione attuale e della sua storia.

lunedì 3 novembre 2008

SABATO 8 NOVEMBRE 2008



Il Programma della Giornata della Legalità, piazza Vittorio Veneto, sabato 8 novembre:

dalle ore 10 Raccolta Firme contro il Lodo Alfano e Animazione di Strada con gli Artisti della Scuola di Cirko Vertigo

11.25 i Giovani dell'Italia dei Valori ospitano i ragazzi di Libera e gli Amici di Pino Masciari. "Tre modi di fare impegno civile". Intervengono Roberto Barbieri, Davide Mattiello e Andrea Sacco.

alle 14.30 intervento del Comitato referendario

alle 14.45 Gli amici di Pino Masciari raccontano il caso dell'imprenditore calabrese che si è ribellato alla 'ndrangheta

dalle 15 alle 19

Antonio Di Pietro, presidente Italia dei Valori

interviene l'ospite della Giornata Marco Travaglio

Dibattito pubblico "Sessant'anni dopo. Attualità e forza della Costituzione: dal Lodo Alfano al sistema di garanzie in Italia e in Europa". Partecipano il Prof. Joerg Luther e la Prof.ssa Tania Groppi. Modera Paolo Volpato.

Letture della Compagnia Viartisti

mercoledì 15 ottobre 2008

CONTRO IL LODO ALFANO

IDV Grugliasco ringrazia la cittadinanza per la massiccia partecipazione alla raccolta firme per il referendum abrogativo contro il lodo Alfano: in poche ore sono state raccolte centinaia di adesioni!

Perchè raccogliere le firme?

Quoto le parole del Senatore Pancho Pardi.

"I custodi formali della Costituzione sono il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale.
Il Presidente non ha potere per stabilire la costituzionalità delle leggi. Questo potere lo ha solo la Corte. Ma la sovranità appartiene al popolo. Dunque il popolo è anch’esso custode della Costituzione.
Impegnarsi per la raccolta delle firme significa
garantire al popolo il suo ruolo di custode. Se vorrà lo svolgerà ma è essenziale che la raccolta delle firme per il referendum gliene dia la possibilità.

Una raccolta massiccia di firme esprime una
ferma richiesta da parte di una vasta opinione pubblica. In un mondo dove ormai si dà per scontato che questa sia interpretata attraverso i sondaggi, la richiesta delle firme è la forma più attiva e responsabile per affermare la propria opinione.
Per nessuna ragione al mondo si può rinunciarvi. E’ giusto che la Corte Costituzionale decida il destino della legge. Ma
i cittadini hanno il loro strumento per far sentire la loro voce”.